Il recupero credito giudiziale

Il recupero del credito giudiziale viene fatto rivolgendosi ad un tribunale oppure ad un giudice di pace.
Vi si ricorre, in genere, quando il tentativo stragiudiziale non ha avuto successo.

 

Le condizioni per il recupero del credito giudiziale

La procedura è la seguente: il legale del creditore, per conto del proprio cliente, chiede all’autorità giudiziaria di emettere un’ingiunzione di pagamento. La richiesta non può essere fatta direttamente dal creditore.
L’ingiunzione di pagamento è quindi un atto giudiziario e per la precisione un decreto ingiuntivo. Con questo atto giudiziario il tribunale (o il giudice di pace) impone al debitore di regolarizzare la propria situazione nei confronti del creditore.

Affinché il giudice possa emettere l’ingiunzione di pagamento, il credito deve essere certo, esigibile e liquido. Che cosa significa? Vuol dire che:
• Deve esistere e se ne deve dimostrare l’esistenza. Il creditore deve potare una prova scritta.
• Non deve essere sottoposto a termine e se lo è deve essere scaduto (esigibile). Ad esempio, se nella fattura è indicata una scadenza degli importi, prima di quella data il credito non è esigibile.
• Deve essere determinato nel proprio ammontare. Il debitore deve sapere quanto è tenuto a pagare.

Abbiamo detto che ci deve essere una prova scritta del credito. Quali possono queste prove? Ad esempio, parcelle, assegni, cambiali, documenti di trasporto e bolle di consegna firmate.
Invece, le fatture possono sì essere portate come prova, ma in caso di contestazione da parte del debitore non valgono più come prova regina e il tribunale deve avere altri documenti per valutare. Si chiama “atto giuridico a contenuto partecipativo”.

 

Dopo la notifica

Che cosa significa “in caso di contestazione da parte del debitore”?
Il decreto ingiuntivo deve essere notificato entro sessanta giorni al debitore, che ha quaranta giorni di tempo per pagare a partire dalla data della notifica.
Il debitore però può fare opposizione, cioè contestare la decisione facendo ricorso.
Se non lo fa (e non paga), il giudice tramuta il decreto in titolo esecutivo e scatta il pignoramento: i beni del debitore vengono venduti e si danno i soldi ottenuti al creditore. O ai creditori. La soddisfazione del credito può essere parziale o totale.

Tuttavia, nei casi previsti dall’articolo 642 del codice di procedura civile il creditore può chiedere al giudice di far diventare subito esecutiva l’ingiunzione di pagamento e di non far passare i quaranta giorni. Si può fare quando la prova del credito sono assegni, cambiali, certificati di liquidazione in borsa o un atto di un notaio o di un altro ufficiale autorizzato e quando c’è il pericolo di un “grave pregiudizio nel ritardo”.

 

Meglio il recupero del credito giudiziale o stragiudiziale?

Secondo una statistica, il problema dei crediti insoluti riguarda più del 70% delle aziende. Ma è meglio il recupero del credito giudiziale o quello stragiudiziale? Quello stragiudiziale consente di non perdere i clienti. O, meglio, se si porta una persona in tribunale, difficilmente rimarrà cliente. Invece il recupero stragiudiziale, se fatto bene, aiuta a mantenere il rapporto con i clienti. E mantenere il rapporto con i clienti è molto importante. Soprattutto per le realtà cui si rivolge Credit Pmi: le piccole e le medie imprese. Noi lavoriamo proprio con questi due obiettivi: recuperare il credito e mantenere i clienti. Pertanto, il recupero del credito giudiziale è uno strumento da utilizzare con molta attenzione.

Tuttavia, secondo altre statistiche, i crediti scaduti da più di novanta giorni si ottengono più efficacemente con il recupero giudiziale e con un’ingiunzione di pagamento.
Se vantate un credito e rientrate nel nostro target, vi potete rivolgere a noi della Credit Pmi. Possiamo agire direttamente solo nella modalità stragiudiziale, mentre in quella giudiziale possiamo fornirvi la nostra consulenza. Per sapere come, contattateci.